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mercoledì 19 novembre 2008

Anorchidismo


Indica il soggetto in cui uno od entrambi i testicoli non si sono proprio sviluppati, caso piu' raro. Quelle che sembrano funzionare (?) hanno una serie di effetti collaterali pesanti (ad es. saldatura precoce dei punti di accrescimento delle ossa, per cui deformita' piu' o meno accentuate).

Per l' eventuale pedigree se il testicolo non discende non servira' a nulla, Il cane senza uno od entrambi i testicoli non puo' partecipare ad esposizioni ne' si deve far riprodurre (la tara e' geneticamente trasmissibile).

L' indagine ecografica per rintracciare il testicolo criptico e' difficilissima e quasi sempre infruttuosa ( a detta di tutti gli ecografisti veterinari che sono stati nterpellati) vuoi perche' il testicolo e' molto piccolo vuoi perche' la sua ubicazione e' ampiamente variabile.

Cosiglio: Per i criptorchidi non orchidopessi, cioe' riportare il testicolo nello scroto, (non sempre possibile perche' il funicolo - insieme di deferente [il canalino che porta gli spermatozoi all' esterno] e vena ed arteria - spesso e' troppo corto e perche' l' anomalia e' ereditaria), ma asportazione del testicolo ritenuto che nel tempo (quanto e' una variabile imponderabile) tende a degenerare verso la forma neoplastica, ed anche di quello eventualmente presente nello scroto. Ai fini della riproduzione si e' gia' detto che il soggetto affetto da criptorchidismo, agenesia o ectopia testicolare non va usato come riproduttore, ma per i genitori e i fratelli?
Dipende:
A: Genitori, nonni, bisnonni ecc. esenti da criptorchidismo allora si possono usare come riproduttori (pero' il problema dell' alterazione genetica potrebbe essersi verificato nella mamma - che ovviamente non lo manifestava - in tal caso i fratelli sono "apparentemente a posto" ma in realta' il carattere "alterato" che porta alla tara potrebbe non essersi presentato anche in loro ma lo potrebbero trasmettere ai loro figli.
B: Lo "sfortunello" e solo il fratello criptorchide in quanto il "gene" difettoso si e' creato solo in lui e allora i fratelli sono OK. Da un punto di vista pratico: Il soggetto che presenta il "difetto" non si usa come riproduttore e deve essere sottoposto ad intervento chirurgico per asportare il/i testicolo/i "vagante/i" e ,suggerisco, anche quello eventualmente presente nello scroto.

Genitori ed antenati esenti:
I fratelli "sani" si usano come riproduttori "con riserva" (vale a dire che si escluderanno se nelle loro cucciolate compariranno dei soggetti con problemi). I genitori fanno altre cucciolate con cuccioli maschi esenti da criptorchidismo - il problema e' con ogni probabilita' esclusivo del cucciolo col difetto e quindi i fratelli sani lo sono veramente.

Quindi i primi da indagare sono genitori ed antenati, poi sperimentalmente si testano i genitori con altre cucciolate.

martedì 18 novembre 2008

Le Leishmaniosi

Le leishmaniosi sono malattie sostenute da parassiti appartenenti ai protozoi. L'agente principale della leishmaniosi nelle aree mediterranee è la Leishmania infantum un parassita in grado di colpire soprattutto il cane, ma spesso anche gli esseri umani. Negli ultimi anni purtroppo, si è registrata un altissima incidenza anche negli animali domestici e nonostante numerosi team stanno sperimentando nuovi prodotti in grado di prevenire e curare tale malattia, pare che la strada da fare sia ancora tanta.

VIE DI CONTAGIO

La leishmaniosi viene veicolata in Europa dalla puntura del Phlebotomus papatasi, comunemente chiamato pappatacio, insetto simile alla zanzara, mentre nel nuovo mondo è trasmessa da flebotomi del genere Lutzomyia. Il pappatacio colpisce principalmente da maggio ad ottobre e preferibilmente dal tramontoalba. È presente in tutto il mondo, tranne, a quanto pare, in Australia, ma principalmente si trova in aree vicino al mare o nelle zone tropicali. all'

Le numerose segnalazioni degli ultimi anni di casi di leishmaniosi canina provenienti da aree tradizionalmente ritenute indenni (anche dell'Italia settentrionale), debbono portare alla conclusione che - in pratica - non esistono zone, comunemente abitate, che possano essere considerate completamente sicure. Infatti se fino al 1989 il Nord Italia era considerato praticamente indenne dalla leishmaniosi canina, oggi esistono dei focolai accertati in Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte ed altri probabili in Trentino e Lombardia (Natale, 2004). In Piemonte sono state accertate tre differenti aree in cui la leishmaniosi canina è endemica (Torino, Ivrea, Casale Monferrato), con una sieroprevalenza che va dal 3,9% al 5,8%. È stato identificato anche un possibile focus instabile in Valle D'Aosta: in quest'area montuosa non erano mai stati segnalati flebotomi in precedenti stazioni di cattura. In queste aree la colonizzazione può essere avvenuta spontaneamente dalle zone costiere o in seguito agli aumentati movimenti di persone dalle aree mediterranee in cui abbondano i flebotomi. In queste aree del Piemonte e della Valle D'Aosta la presenza stagionale dei flebotomi va dalla seconda metà di maggio a settembre. In base ad analogie climatiche e caratteristiche ambientali si può anche prevedere che la diffusione della malattia s'estenderà nel prossimo futuro ad altre zone dell'Europa[1] centrale.

Questa malattia colpisce il cane punto dall'insetto infetto e porta a sintomi piuttosto gravi. Un cane risultato positivo al test può tuttavia vivere per molto tempo prima di manifestare sintomi, ma può comunque diffondere la malattia. La leishmaniosi, inoltre, è un'antropo-zoonosi, cioè una malattia trasmissibile, in alcune particolari condizioni, anche all’uomo (vedi leishmaniosi umana).
Molto importante è tenere presente che la leishmania non viene trasmessa direttamente da cane a cane o da cane a persona: il protozoo infatti, per diventare infettante, deve prima compiere nel flebotomo una parte del proprio ciclo biologico. La vicinanza o il possesso di un cane infetto comportano dunque un rischio epidemiologico per l'uomo del tutto risibile, visto che in una zona endemica saranno molti milioni i pappataci infetti potenzialmente in grado di pungere.

SINTOMI

La leishmaniosi può manifestarsi con una serie di sintomi che possono presentarsi assieme o singolarmente. Alcuni animali possono presentare prevalentemente la sintomatologia cutanea della malattia, in altri vengono colpiti gli organi interni, altri ancora manifestano sintomi di entrambi i tipi. La sintomatologia e i segni clinici possono pertanto essere, nei casi non conclamati, multiformi e talvolta difficili da inquadrare.

La sintomatologia "classica" della leishmaniosi comprende:

  • Dermatite secca esfoliativa tipo forfora
  • Perdita di peso in modo più o meno rapido.
  • Alopecia ovvero perdita di pelo intorno agli occhi, sulle zampe, sul dorso.
  • Lesioni alle orecchie le quali perdono pelo e manifestano vere e proprie ulcere sanguinolente.
  • Perdita di sangue dal naso (epistassi) dovuta a ulcere nella mucosa orale, in cui sono presenti i parassiti.
  • Crescita accelerata delle unghie (onicogrifosi).

a carico della pelle si può talora osservare una dermatite esfoliativa con forfora.

  • Dolori articolari compreso anche mal di schiena: il cane se ne sta spesso immobile in piedi, tenendo la testa bassa per cercare sollievo.
  • lesioni oculari, dovute a una uveite e iridociclite.
  • A livello viscerale si riscontrano danni renali, in correlazione ai quali compaiono, col procedere della malattia nei successivi gradi di disfunzione renale: polidipsia, poliuria, anoressia, vomito, diarrea, ulcere orali, sino ai segni neurologici e al coma uremico.

DIAGNOSI

La diagnosi viene effettuata sul sangue, sull'urina, su prelievi citologici di linfonodi, midollo osseo e milza. Il sangue viene valutato quali-quantitativamente nelle sue componenti cellulari (esame emocromocitometrico), in quelle proteiche plasmatiche (elettroforesi) e dal punto di vista immunologico, alla ricerca degli anticorpiimmunofluorescenza) o del parassita stesso (PCR); dall'esame del siero si ricavano informazioni sulla funzionalità degli organi interni, specie fegato e reni. indicanti il contatto col parassita (

L'urina dà informazioni sulla funzionalità renale, valutatone il peso specifico, il contenuto in proteine, le cellule presenti.

Sul midollo osseo, milza ed i linfonodi si ricerca la presenza del parassita tramite esame microscopico e PCR.

TERAPIA

Non esiste ancora una cura definitiva per la leishmaniosi, tuttavia la terapia riesce a rallentare il suo decorso, se non a bloccarlo. Cani che reagiscono molto bene alla cura possono continuare a vivere anni senza più manifestare i sintomi della malattia. Tuttavia sono possibili delle ricadute e per questo motivo in genere si effettuano esami periodici e si somministrano i medicinali in caso delle ricadute. I farmaci che hanno maggior successo sono quelli a base di antimoniali, come l'antimoniato di metil-glucamina, che è considerata la terapia d'elezione, ma sono attivi parzialmente anche il metronidazolo e alcuni chinoloni. Un nuovo farmaco, usato finora in medicina umana, è la Miltefosina. È il primo farmaco autorizzato in veterinaria per l'uso sulla Leishmaniosi somministrato per via orale nel cibo per 28 giorni. La sua tossicità renale è nulla e la sua efficacia - secondo la ditta produttrice - è sovrapponibile all'utilizzo degli antimoniali.

È fondamentale per un successo terapeutico, inquadrare il cane in una delle classi di malattia, in dipendenza del grado di coinvolgimento della funzionalità renale, dell'alterato rapporto tra albumine e globuline, e instaurare una terapia a dosi variabili e per periodi sufficientemente lunghi da permettere al sistema immunitario del cane di prevalere sul parassita.

PROFILASSI

Non essendo ancora stato prodotto un vaccino, la profilassi per il cane non può limitarsi ad altro che alla protezione dagli insetti con collari repellenti a base di piretroidi sintetici come la deltametrina e la permetrina e sostanze naturali (aglio) che hanno dimostrato in test e ricerche scientifiche un elevato potere antifeeding sul flebotomo vettore. Poiché il pappatacio vive tra l'erba e colpisce soprattutto di notte, è meglio non far dormire il cane in giardino almeno nelle aree geografiche più colpite dalla malattia. La lotta ai flebotomi può essere condotta principalmente attraverso due tipi d’intervento: il primo prevede misure di protezione contro la puntura dei flebotomi; il secondo, teso a ridurre significativamente la densità di questi insetti, implica l'uso di insetticidi e/o operazioni di bonifica ambientale atte ad eliminare le cause favorenti il loro sviluppo larvale, in particolare in aree urbane e peri-urbane. Misure da prendere per la protezione individuale e collettiva in zone endemiche per leishmaniosi, oltre l'uso di repellenti, sono l’utilizzo di zanzariere a maglie molto fitte applicate a finestre e porte e l'evitare di soggiornare all'aperto durante le ore notturne nella stagione calda.

LA LEISHMANIOSI NEI CANILI SANITARI E NEI RIFUGI

Le zoonosi veicolate da insetti di varie specie costituiscono uno dei maggiori problemi sanitari per la gestione di canili pubblici o privati; alcune di queste malattie, infatti, oltre a causare danni all’animale colpito con i conseguenti costi per le cure e la profilassi, possono essere veicolate anche all’uomo ed in alcuni casi con forme così virulente da causare il decesso dei soggetti colpiti.

Consegue la necessità nell'ambito del canile di proteggere, per quanto più possibile, i cani, ricoverandoli in modo automatizzato - nell'intervallo giornaliero favorevoli all'attacco dell'insetto - in ambienti abitabili nei quali però il pappataci, segnatamente le femmine, non possano entrare fisicamente, e/o che ne sia efficacemente scoraggiate, e qualora, per avventura, vi si fosse introdotto non possa assolutamente uscirne vivo. Occorre quindi realizzare nella "zona notte" del canile destinato ai cani ospiti del canile, nel lasso di tempo nel quale è in genere prevista l'attività' del pappataci, un ricovero di caratteristiche tali da assicurare le condizioni di cui sopra adottando inoltre, all'esterno di tale ricovero già protetto, soluzioni che già di per se scoraggino l'avvicinarsi dell'insetto.

Esistono in commercio appositi Box per cani " Box Brevettati per cani " e gatti attrezzati per la prevenzione e il controllo del veicolo di malattie infettive.

Il Cane e l'acqua

I cani sono carnivori facoltativi in quanto per opportunità si adattano anche a diversi altri alimenti. Del resto basta dare un’occhiata alla bocca dei nostri beniamini per capire quanto sia specializzata, adatta per mordere, prendere, strappare le porzioni muscolari delle prede. La masticazione, così importante in altre specie onnivore od erbivore, nei carnivori domestici ha scarso significato. Anche l’intestino si è adattato a questa dieta a base proteica.

Un’alimentazione equilibrata è alla base della salute e del benessere del cane.


L’ACQUA

Elemento essenziale nella dieta è in primo luogo l’acqua, di gran lunga il fattore più importante da tenere in considerazione.
Una perdita di grassi quasi totale e di metà del contenuto proteico dell’organismo è ancora compatibile con la sopravvivenza, mentre una disidratazione pari al 10% è già gravissima, oltre al 12-15% l’animale muore. Il fabbisogno di acqua in condizioni normali è in relazione alla perdita di liquidi con scorie metaboliche tramite l’urinazione ed ai meccanismi di termoregolazione. D’estate in particolare bisognerà prestare molta attenzione a lasciare sempre acqua fresca a disposizione! Per raffreddarsi gli animali perdono acqua con il meccanismo dell’evaporazione attraverso le prime vie aeree, molto meno con la sudorazione. Il fabbisogno di acqua medio si calcola in ml/kg al giorno con valori analoghi a quelli espressi per il fabbisogno energetico, calcolato in calorie al giorno.
L’energia

L’energia necessaria agli animali per svilupparsi e vivere è fornita dai carboidrati, i lipidi e le proteine presenti negli alimenti.
Il fabbisogno energetico di mantenimento si calcola in kilocalorie x kilo di peso vivo al dì, moltiplicato per eventuali fabbisogni energetici specifici quali la gravidanza, l’inattività, l’esercizio fisico prolungato, l’accrescimento, la malattia e le condizioni climatiche particolari. Semplificando, si parla generalmente di 50 kilocalorie/kg al di per cani di taglia grande fino a 90 per quelli piccoli in condizioni normali. Nel gatto un fabbisogno basale si aggira intorno alle 50 kilocalorie. Si tratta sempre di valori medi, suscettibili di aggiustamenti in base ai fattori summenzionati. Molti alimenti commerciali riportano il contenuto calorico del mangime, altri solamente una raccomandazione d’uso del produttore.
D’estate, quando le condizioni climatiche sono particolarmente sfavorevoli per via del caldo e dell’umidità, bisognerà correggere la dieta.

Con il caldo i fabbisogni energetici aumentano in quanto il dispendio calorico dell’organismo per raffreddarsi è notevole, mentre l’appetito generalmente diminuisce. Da questo ultimo fatto molti proprietari di cani e gatti ritengono erroneamente utile ridurre il fabbisogno energetico, anziché aumentarlo, razionando la dieta. Con il clima caldo ed afoso pertanto sarà necessario fornire ai nostri animali una dieta che abbia più calorie in meno grammi di alimento, possibilmente una dieta ricca di grassi ed a ridotto tenore proteico che determina anche un minore calore metabolico da lavoro digestivo. Tra l’altro, riducendo l’apporto proteico d’estate, sembrerebbe che si riduca la predisposizione a problemi cutanei fastidiosi che hanno come fattori predisponenti il caldo e l’allergia a determinate proteine.

Insufficienza Renale


L'insufficienza renale cronica è una degenerazione lenta, graduale e irreversibile della funzionalità renale. Se i reni, che hanno il compito principale di depurare il sangue dalle sostanze tossiche di rifiuto, non funzionano in maniera sufficiente, queste sostanze si accumulano nell'organismo dell’animale e provocano i sintomi tipici dell'insufficienza renale.

LA FUNZIONE DEI RENI

I reni svolgono importanti funzioni tra cui:
- la rimozione delle sostanze tossiche dal sangue;
- la regolazione del volume e della composizione chimica dei liquidi corporei;
- la produzione di ormoni che stimolano la produzione di globuli rossi (eritropoietina);
- il controllo della pressione sanguigna.

Dopo che i reni hanno compiuto il loro lavoro, le sostanze prodotte dai processi metabolici sono eliminate attraverso l’urina.


TIPOLOGIE DI INSUFFICIENZA RENALE

Insufficienza renale cronica (IRC): si verifica quando i reni sono compromessi oltre il 75%, non riuscendo più ad espellere i rifiuti tossici, a produrre ormoni e a regolare la composizione chimica dei liquidi corporei. La funzionalità renale diminuisce lentamente, in un periodo di tempo piuttosto lungo. I sintomi appaiono gradualmente.
Insufficienza renale acuta (IRA): è caratterizzata da un crollo improvviso della funzionalità renale, che causa variazioni di tipo biochimico, come l’alterazione degli equilibri minerali nei fluidi corporei. Proprio a causa di questo tempestivo declino, i sintomi sono molto più drammatici.


LE CAUSE

Per quanto riguarda l’IRC la più comune causa è l’età. Altre cause di danno renale possono essere l’ingestione di sostanze tossiche (per es. anti-gelo per il motore), la somministrazione di alcuni farmaci anti-infiammatori e di alcuni tipi di antibiotici. Inoltre, alcune malattie infettive possono portare ad un declino della funzione renale.


I SINTOMI

- Polidipsia (eccessiva assunzione di acqua)
- Poliuria (aumento della quantità di urine)
- Abbattimento e depressione
- Vomito
- Alitosi
- Mancanza di appetito
- Debolezza o mancanza di coordinazione
- Ulcere orali
- Perdita di peso o di massa muscolare


DIAGNOSI E TERAPIE

Le analisi di laboratorio sono fondamentali per determinare il tipo e lo stadio dell’insufficienza renale. Il veterinario effettuerà un prelievo di sangue e di urine per poter valutare i parametri relativi alla funzione renale (azotemia, creatinemia, creatinuria, proteinuria ecc…) e per escludere eventuali infezioni a carico del rene. A differenza dell’IRA, l’IRC è irreversibile; l’animale può non essere più in grado di rispondere ai trattamenti oppure può vivere ancora per mesi, o anni. È dunque importante osservare il proprio animale e riferire tempestivamente al veterinario ogni sintomo sospetto: più precoce sarà la diagnosi, più possibilità si avranno di prolungare e rendere qualitativamente migliore la vita dell’animale.


Le terapie adottabili sono:

- Reidratazione parenterale con fluidi
- Dieta speciale a basso contenuto di proteine, sale e fosforo
- Farmaci anti-ipertensivi ( ACE-inibitori)
- Controllo del vomito e dei problemi gastro-intestinali
- Controllo dell'anemia
- Ospedalizzazione e cure di supporto

Infezione da Zecche

Il batterio Ehrlichia ewingii, che si riteneva potesse colpire soltanto gli animali, ha causato l'ehrlichiosi in almeno quattro soggetti negli ultimi anni. Lo hanno reso noto i ricercatori Gregory Storch e Richard Buller della Washington University School of Medicine di Saint Louis. L'ehrlichiosi è un'infezione trasmessa dalle zecche, causata dal genere batterico Ehrlichia, che si manifesta con febbre e danni a carico del sangue: anemia, diminuzione del numero di globuli bianchi (leucopenìa) e di piastrine (trombocitopenìa), innalzamento della transaminasi. Nel periodo che va dal 1986 al 1993 furono individuati due ceppi di ehrlichia, endemici nello stato del Missouri, in grado d'infettare anche l'uomo. Il primo colpisce in particolar modo le cellule del sangue chiamate monociti - che costituiscono il 3-6 per cento dei globuli bianchi - e causa la forma nota come ehrlichiosi monocitica; il secondo ceppo produce l'ehrlichiosi granulocitica, poiché attacca soprattutto i granulociti, che svolgono la loro attività fagocitaria principalmente durante i processi infiammatori. Con gli anni novanta, i ricercatori sono riusciti a mettere a punto una procedura di diagnosi molto efficace, basata sulla tecnica di reazione a catena della polimerasi (PCR), con una prova generica per il batterio e due prove specifiche per individuare i singoli ceppi umani di ehrlichia. Il test, effettuato su un campione di 413 pazienti sospettati di aver contratto l'infezione, presentava un rompicapo: quattro soggetti, tra i sessanta risultati positivi alla prova generica, erano negativi a entrambe le prove specifiche. «Dopo alcuni studi capimmo che si trattava del ceppo Ehrlichia ewingii» ha spiegato Max Arens, assistente di Gregory Storch. «Lo stesso batterio che causa la malattia nei cani, nel bestiame e in altri animali.» La scoperta rappresenta un passo in avanti per la lotta contro un'infezione facilmente curabile con antibiotici, ma che può portare alla morte se trascurata. «L'ehrlichiosi è difficilmente diagnosticabile da medici che non hanno un'informazione specifica» ha commentato Storch. «Molti di loro non riconoscono la malattia anche in presenza dei sintomi classici. Una diagnosi appropriata può in questo caso fare la differenza tra la vita e la morte.»

La Parodontite


La malattia parodontale è determinata principalmente dall’accumulo di placca e tartaro sui denti. E’ causa di dolore durante la masticazione, alito cattivo, diminuzione dell’appetito e precoce perdita dei denti. Si previene con una corretta igiene orale da effettuare regolarmente a casa e presso il proprio veterinario. Noi raccomandiamo di effettuare frequenti controlli del cavo orale e detartrasi regolari per salvaguardare la salute dei vostri animali.

COS’E LA MALATTIA PARODONTALE?

Con il termine generico di malattia parodontale, o parodontopatia, si definiscono sia la gengivite, che è un’infiammazione localizzata alle gengive, sia la parodontite, che interessa il dente e tutte le sue strutture di supporto (parodonto). La causa principale di questa patologia è la placca, costituita da batteri e detriti alimentari, che si deposita sulla superficie dei denti, sulla gengiva e sul solco gengivale. La placca con il tempo va incontro ad un processo di mineralizzazione e si trasforma in tartaro, molto più duro e difficile da rimuovere. La presenza di placca e tartaro viene, inoltre, favorita da altri fattori, quali: quantità e composizione della saliva, malocclusioni, persistenza dei denti da latte (decidui), forme infiammatorie del cavo orale, alimentazione, età e disfunzioni ormonali.

EVOLUZIONE DELLA MALATTIA

Con l’avanzare della patologia si manifesta retrazione gengivale e formazione di tasche parodontali fino ad arrivare al riassorbimento dell’osso alveolare con successiva mobilità e perdita dei denti. Inoltre i batteri presenti a livello della placca dentale possono poi raggiungere attraverso il sangue altri distretti dell’organismo, quali il cuore, i reni ed il fegato, determinando patologie complesse.

PRINCIPALI SEGNI CLINICI

Cani e gatti difficilmente mostrano in maniera evidente i disagi provocati dalla patologia parodontale, possono però presentare alito cattivo (alitosi), una diminuzione dell’appetito, riluttanza ad assumere cibi duri e dolore durante la masticazione. Nei casi più gravi possono manifestarsi gonfiori o addirittura sanguinamento.

QUALI SOGGETTI SONO A RISCHIO?

La malattia parodontale è la patologia che più frequentemente si riscontra nei carnivori domestici, colpisce infatti l’80% dei cani ed è largamente diffusa anche nella popolazione felina.

Esiste una predisposizione individuale a sviluppare la malattia, ma è anche riconosciuta una predisposizione di razza e di taglia, infatti sono maggiormente colpite le razze toy (Bassotti, Yorkshire terriers, Maltesi e Barboncini) ed i soggetti brachicefali (Carlino e Bulldog francese).

PREVENZIONE DENTALE

Prevenire la malattia parodontale significa prevenire la formazione di placca, o almeno rallentarla, ed eliminare il deposito presente sui denti. Infatti, mentre il tartaro può essere eliminato solo mediante detartrasi (pulizia dei denti effettuata in anestesia generale con il paziente intubato), la placca può essere rimossa utilizzando lo spazzolino da denti. E’ quindi molto importante istituire un piano di igiene orale domiciliare appropriato, anche in seguito all’intervento del veterinario per mantenere i risultati ottenuti dalla detartrasi e prevenire lo sviluppo di nuove lesioni parodontali. La spazzolatura dei denti deve raggiungere tutti i denti, in particolar modo la superficie esterna, e deve essere effettuata una volta al giorno dopo l’ultimo pasto, preferibilmente con un dentifricio per uso veterinario. La spazzolatura può essere affiancata da un’alimentazione secca e di materiali e giochi che stimolino la masticazione.

La cura del mantello II


Spesso durante la pratica professionale il medico veterinario si sente chiedere se i cani vanno lavati e quando, e se il mantello abbia bisogno di cure particolari. Molti sono i dubbi e le false credenze che emergono dal colloquio con i padroni degli animali, pertanto sarà bene fare il punto della situazione. Spazzolare regolarmente il mantello del cane è pratica molto utile, sia per dare al nostro beniamino un aspetto estetico gradevole sia, cosa assai importante, per mantenerlo in salute.
Avere cura del mantello ci mette in contatto 'tattile' con il nostro amico, facilitando l’instaurarsi del legame affettivo con esso.

Tra l’altro, la spazzolatura frequentemente ci consente di monitorare lo stato della pelo e della cute, di individuare la presenza di parassiti e patologie a carico dell’apparato tegumentario. Quante volte durante la cura del mantello percepiamo la presenza di insidiosi noduli cutanei, altrimenti passati inosservati, e quindi possiamo correre precocemente ai ripari, sulla base di ciò che ci consiglia il veterinario? Spazzolando il dorso, è facile trovare la forfora, spesso un segno di alterazione cutanea che è indice di squilibri metabolici.

Spazzolare il mantello significa eliminare i peli morti, fare respirare la cute consentendo ai nuovi peli di crescere regolarmente, riducendo nodi e matasse di pelo morto e di rimuovere in tempo spighe e corpi estranei. Quanto spesso devo spazzolare il mio cane? Dipende dalla razza, quelle a pelo corto richiedono meno manutenzione, una volta ogni due settimane può bastare, le razze a pelo lungo e con doppio mantello richiedono più attenzione, ed è buona norma spazzolarle prima con un raschietto a denti ben separati per portare via i nodi e cardare il pelo, poi con una spazzola a base quadrangolare a setole fini e fitte si raccolgono i peli morti in quantità. Successivamente con una spazzola tradizionale a setole dure più rade si pettina il pelo dalla riga del dorso verso il basso, per rifinire i lavoro.

In primavera ed autunno, quando il normale avvicendarsi del pelo vecchio e quello nuovo è maggiore, questa pratica andrebbe fatta quotidianamente. Anche fare il bagno al cane è molto utile, avendo l’accortezza di usare shampoo specifici e di non eccedere con la frequenza. Una volta al mese può bastare. Soprattutto d’inverno, ma sarebbe utile sempre, bisogna asciugare bene il mantello dopo averlo sciacquato, per evitare raffreddamenti o al contrario creare un ambiente caldo umido che favorisce le piodermiti. Proteggere sempre il padiglione auricolare dall’ingresso accidentale di acqua, pena l’aumento di incidenza di otiti. La tosatura va riservata a personale qualificato, e le numerose toelette presenti sul territorio potranno fare al caso vostro e fornire i consigli migliori in base alla razza.

venerdì 7 novembre 2008

La Pet Therapy II

Lo scopo della Pet Therapy, comunque e dovunque venga utilizzata, è il miglioramento delle condizioni fisiche, sociali, emozionali e cognitive del paziente.

La letteratura scientifica ci offre ormai, molte indicazioni sulla sua efficacia: l'animale da compagnia combatte la solitudine e tiene occupato il soggetto, fornisce una comunicazione fisica ed immediata, dà risposte univoche e ripetibili, permette un corretto esame della realtà, regola la routine quotidiana, reclama e dà attenzione, esige cure, responsabilizza, offre affetto senza preconcetti, stimola l'esercizio fisico, dà sicurezza, rilassa è un catalizzatore sociale, non è critico, è uno stimolatore di sorrisi, apre un canale di comunicazione verso l'esterno, contribuisce, in una parola, al benessere psicofisico dell'uomo.

La Pet Therapy ha trovato applicazione nelle patologie dell'infanzia e dell'adolescenza (compresi il disturbo autistico e il disturbo del linguaggio), nei disturbi della personalità, dell'adattamento, dell'ansia e dell'umore ed in altri non imputabili ad una precisa categoria diagnostica che necessitano di una forte spinta alla socializzazione.

Il rapporto uomo-cane corso attiva significativamente strategie di cambiamento nella persona, è in grado di portare alla luce le carenze comunicative dell'individuo, ma soprattutto si muove e si sviluppa su di un piano che a noi uomini, molto spesso, riesce difficile comprendere ed utilizzare: quello della comunicazione non verbale.

La scoperta della comunicazione non verbale ha costituito un significativo passo in avanti negli studi della psiche umana, poiché enfatizza le componenti meno controllabili, meno relazionali dell'agire dando peso agli aspetti più autentici e legati alle emozioni.

La sindrome del cane anziano

Nell’opinione delle persone è abbastanza comune credere che quando il cane invecchia, avvengono dei cambiamenti a livello comportamentale e che questo sia normale.

Non è così!

Dopo il settimo anno di vita infatti il cane può andare incontro ad una malattia definita Sindrome da Disfunzione Cognitiva (paragonata all’Alzheimer degli umani), ed esistono degli elementi che aiutano facilmente ad identificarla e di conseguenza a guarirla.

Le caratteristiche che si presentano sono:

  1. Disorientamento;
  2. Sonno alterato con pianto annesso;
  3. Alcune sane abitudini come l’ubbidire o sporcare fuori casa scompaiono;
  4. La relazione con il proprietario viene ridotta, e il cane cerca molto meno il contatto con lui.

Se osservando il vostro cane riconoscete almeno due di questi sintomi (dopo aver escluso problemi fisici e organici, grazie a delle accurate analisi da un medico veterinario), è possibile che vi troviate di fronte a questa situazione.

Ovviamente i sintomi si manifestano in modo graduale, ma proprio per questo è fondamentale essere degli abili osservatori e riuscire a mettere in atto le soluzioni il prima possibile, poiché le conseguenze della sindrome cognitiva non sono delle più piacevoli.

Si arriva infatti a delle degenerazioni e a delle lesioni irreversibili a livello cerebrale. Per essere semplici, è come se si creassero dei buchi nella rete neurale che se da una parte non possono essere riparati, possono però essere fermati.

Perciò essere proattivi nel portare il nostro amico dal veterinario quando riconosciamo qualcuno di questi sintomi farà senz’altro la differenza per il buon esito della terapia.

I rimedi fondamentalmente sono:

  1. l’uso di farmaci adatti prescritti da un veterinario comportamentalista.
  2. una dieta adatta e bilanciata alla situazione, ricca di vitamine C ed E, omega 3 ed L-carnitina.

Cosa importantissima è non ritenere normale e sinonimo di invecchiamento alcune degli atteggiamenti sopra citati ma riferirli tempisticamente al proprio veterinario di fiducia con il quale affrontare poi la situazione.

mercoledì 22 ottobre 2008

La cura del mantello

Spesso durante la pratica professionale il medico veterinario si sente chiedere se i cani vanno lavati e quando e se il mantello abbia bisogno di cure particolari. Molti sono i dubbi e le false credenze che emergono dal colloquio con i padroni degli animali, pertanto sarà bene fare il punto della situazione. Spazzolare regolarmente il mantello del cane è pratica molto utile, sia per dare al nostro beniamino un aspetto estetico gradevole sia, cosa assai importante, per mantenerlo in salute. Avere cura del mantello ci mette in contatto 'tattile' con il nostro amico, facilitando l’instaurarsi del legame affettivo con esso.

Tra l’altro, la spazzolatura frequentemente ci consente di monitorare lo stato della pelo e della cute, di individuare la presenza di parassiti e patologie a carico dell’apparato tegumentario. Quante volte durante la cura del mantello percepiamo la presenza di insidiosi noduli cutanei, altrimenti passati inosservati, e quindi possiamo correre precocemente ai ripari, sulla base di ciò che ci consiglia il veterinario? Spazzolando il dorso, è facile trovare la forfora, spesso un segno di alterazione cutanea che è indice di squilibri metabolici.

Spazzolare il mantello significa eliminare i peli morti, fare respirare la cute consentendo ai nuovi peli di crescere regolarmente, riducendo nodi e matasse di pelo morto e di rimuovere in tempo spighe e corpi estranei. Quanto spesso devo spazzolare il mio cane? Dipende dalla razza, quelle a pelo corto richiedono meno manutenzione, una volta ogni due settimane può bastare, le razze a pelo lungo e con doppio mantello richiedono più attenzione, ed è buona norma spazzolarle prima con un raschietto a denti ben separati per portare via i nodi e cardare il pelo, poi con una spazzola a base quadrangolare a setole fini e fitte si raccolgono i peli morti in quantità. Successivamente con una spazzola tradizionale a setole dure più rade si pettina il pelo dalla riga del dorso verso il basso, per rifinire i lavoro.

In primavera ed autunno, quando il normale avvicendarsi del pelo vecchio e quello nuovo è maggiore, questa pratica andrebbe fatta quotidianamente. Anche fare il bagno al cane è molto utile, avendo l’accortezza di usare shampoo specifici e di non eccedere con la frequenza. Una volta al mese può bastare. Soprattutto d’inverno, ma sarebbe utile sempre, bisogna asciugare bene il mantello dopo averlo sciacquato, per evitare raffreddamenti o al contrario creare un ambiente caldo umido che favorisce le piodermiti. Proteggere sempre il padiglione auricolare dall’ingresso accidentale di acqua, pena l’aumento di incidenza di otiti. La tosatura va riservata a personale qualificato, e le numerose toelette presenti sul territorio potranno fare al caso vostro e fornire i consigli migliori in base alla razza..

Cura delle unghie

Tronchessina per taglio unghie.

La maggior parte dei cani, camminando su terreno ruvido e accidentato, consuma regolarmente le unghie e ben di rado occorre accorciarle. Se però il cane cammina poco o soltanto su tappeti erbosi morbidi, allora le unghie assumeranno dimensioni notevoli e pericolose. L'unghia lunga spinge in alto e all'indietro il dito, scosta le dita le une dalle altre, induce un andatura a "gambe larghe", ostacola una corretta stazione quadrupedale, provoca dolore e zoppicature. Ne consegue l'importanza e la validità di tenere curate le unghie del vostro PET usando per accorciarle l'apposito tagliaunghie per cani. Non tutti i cani si sottopongono volentieri a questa operazione, ma con un pò di pratica, e soprattutto con lo strumento adatto, la cosa non è ne difficile ne pericolosa. Basta porre attenzione a non tagliare troppo: così non si susciterà dolore ne si provocherà emorragia da offesa del vivo dell'unghia. Portando dal medico veterinario il cane per altri motivi, per una delle periodiche visite di controllo, fategli esaminare anche le unghie. Se occorre, il medico provvederà ad accorciarle e vi insegnerà come farlo da voi. D'altra parte si può ricorrere all'uso relativamente frequente della lima: così non occorrerà tagliarle. La lima va usata in una sola direzione e non con movimento di vai e vieni. I primi colpi richiederanno una certa energia per scalfire la superficie dura e liscia dell'unghia, poi il lavoro sarà più agevole. Ricordate che è importante evitare di far camminare il cucciolo su pavimenti lucidati a cera o comunque scivolosi, perchè ciò può danneggiare irrimediabilmente il corretto appiombo delle zampe.

La muta stagionale

Proprio come noi umani facciamo il cambio del guardaroba, ogni cane cambia il pelo due volte l'anno per affrontare al meglio la temperatura e le situazioni climatiche stagionali.
Proprio in questo periodo i nostri amici cominciano a perdere ciocche dal mantello, ebbene noi dobbiamo prestare attenzione a questa modificazione fisiologica in quanto
è fondamentale agevolare tale separazione con l'ausilio di pettini e spazzole.
I lupi selvatici facilitano la muta con il passaggio tra i rovi e rotolandosi sul terreno, queste sono le loro spazzole!!
Una grave conseguenza nel lasciare sottopelo e pelo morto addosso all'animale è quella di facilitare l'accumulo di condensa tra il pelo e la pelle, inoltre non passando più aria tra i peli possono insorgere dermatosi.
Armiamoci di pettini e subito al lavoro!
Non bisogna aspettare troppo tempo ma è meglio effettuare più passate per rendere meno fastidiosa l'operazione.
Per i cani a pelo duro consiglio di munirsi di un semplice attrezzo in commercio: è una lama dentellata ricurva su se stessa con un manico di plastica (simile all'attrezzo con il quale tolgono il sudore ai cavalli), si passa partendo dalla testa "a pelo" su tutto il corpo.
Per cani a pelo raso utilizziamo un guanto in gomma con i dentini conici di circa 5 mm., non mi piacciono tante versioni con setole o spazzole morbide.
Questo è anche il periodo dello stripping per i Terriers, Schnauzer e Bassotti.
Non indugiate al pensiero di avere un cane con il pelo più corto, è la tessitura e l'infoltimento di quest'ultimo che protegge l'animale, non la lunghezza totale.
Possiamo ben comprendere questo concetto pensando al mantello di copertura di un Boxer o Dobermann e quello di un Brie o Terranova, non vi pare?In mancanza di tempo o per effettuare un lavoro più completo dovreste rivolgervi ad un centro di toelettatura esponendo la necessità da svolgere; non prendete appuntamento "solo per un bagnetto" siate chiari ed espliciti, vi assicuro che si rimane di cattivo umore quando ci si aspetta un cane da lavare in un'oretta e poi si vede che necessita di un'altra buona mezzora per la cardatura, questione di organizzazione del lavoro!!!!
Nel Centro di toelettatura utilizzo un turbo che mediante un getto di aria molto forte mi aiuta ad eliminare parecchio pelo senza intervenire con attrezzi quali spazzole, pettini, cardatori; è molto meno traumatica l'azione sul cane ed anche più veloce. In casa è difficile utilizzare tali apparecchi in quanto lanciano peli ovunque, bisognerebbe avere una stanza apposta!
Effettuando sul cane queste operazioni per la muta, ricordatevi di dare una controllatina al canale uditivo ed estirpare eventuali peli, accertavi che non ci sia cerume, anche le unghie vanno esaminate in special modo lo sperone, guardate in bocca per accertarsi che non ci sia tartaro a livello del colletto dei denti……insomma un bel check up per il nostro amico. Anche a livello comportamentale tutto ciò serve ad instaurare quel feeling necessario tra padrone ed animale, altrimenti capita che s'invertano i ruoli…..come spesso si vede in giro!!!

venerdì 17 ottobre 2008

I condroprotettori

L'artrosi o MDA (malattia degenerativa articolare) è un processo patologico che può interessare le diartrosi (esempio: spalla, anca, gomito, ginocchio) come le anfiartrosi (articolazioni intervertebrali).
L'origine è prevalentemente secondaria, cioè si manifesta come conseguenza di una preesistente artropatia di natura infiammatoria o degenerativa, sia nel cane giovane, sia nel cane anziano.
E' importante sottolineare, in ogni caso, che i tratti flogistico-ossidativi e quelli degenerativi spesso coesistono e risultano essere fonte di danno per la cartilagine, a causa dell'effetto distruttivo rispettivamente dei radicali liberi, delle citochine infiammatorie e di tutte quelle sostanze MMP (metalloproteinasi) che in corso di artrosi vengono prodotte in eccesso dalle cellule articolari causando un sistematico degrado della matrice ossea e cartilaginea.
Nel cane, a differenza di quel che accade nell'uomo, l'artrosi non è una malattia tipica dell'invecchiamento, ma può manifestarsi anche in età assai giovane, come conseguenza degenerativa di patologie tipiche dello sviluppo, prime fra tutte le displasie.
La novità apportata dal concetto condroprotettivo è rappresentata dal considerare la possibilità di arrestare o, perlomeno, rallentare l'iter patogenico della malattia, ovvero opporsi alla progressione dei fenomeni degenerativi cartilaginei e, quindi, al danno articolare indotto dall'artrosi.
A svolgere questo compito entrano in gioco sostanze quali il Condroitin solfato (CS), la Glucosamina solfato (GS) e l'Acido ialuronico (HA), tutte sostanze precursori/costituenti dei Glicosaminoglicani (termine che viene abbreviato con la sigla convenzionale GAGs) i quali, in pratica, inibiscono in maniera efficace gli enzimi di degenerazione presenti nella cartilagine e nel liquido sinoviale. Oltre a ciò favoriscono la sintesi (produzione) di proteoglicani, sostanze basilari del tessuto cartilagineo-articolare, aumentano la viscosità sinoviale e la produzione di collagene normale, riducono l'infiammazione e la produzione di prostaglandine ed allontanano i radicali liberi.
Riassumendo, i GAGs sono integratori alimentari che si ritiene abbiano effetto positivo sulla salute della cartilagine, fornendo ad essa i precursori necessari per la sua manutenzione e riparazione.
Per questo motivo sono indicati in tutti quei cani di razza grande e gigante in cui la patologia articolare è spesso frequente; inserendo i GAGs nell'alimentazione del cucciolone è possibile sfruttare a pieno l'azione principalmente preventiva. Possono essere usati come monoterapia oppure essere associati, nel caso di evidente zoppia, a veri e propri antinfiammatori, sia steroidei che non-steroidei (FANS), ma ritengo che la scelta di utilizzare antinfiammatori debba essere preceduta da una visita ortopedica specialistica poiché sotto l'effetto di tali farmaci potrebbero rimanere celate, magari per troppo tempo, patologie molto serie come la displasia dell'anca e del gomito.
I GAGs sono considerati dal punto di vista farmacologico degli integratori alimentari, un supporto nutrizionale, e possono essere utilizzati per circa 4-6 settimane a cicli di 3-4 volte l'anno; pur non esistendo controindicazioni specifiche, in soggetti diabetici o affetti da intolleranza al glucosio, devono essere somministrati sotto diretto controllo medico.
Non sono stati registrati effetti di sovradosaggio, ma consiglio sempre di attenersi alle indicazioni fornite dalle aziende produttrici, oltre che da quelle del proprio medico curante.
Nella mia modesta esperienza ho potuto valutare l'efficacia di questi prodotti su molti soggetti sia giovani che anziani e per questo motivo sono solita prescrivere a cuccioli di taglia maxi, condroprotettori più o meno concentrati secondo le singole necessità, ma, allo stesso tempo, ritengo necessario insistere sull'importanza di una corretta alimentazione, basata sull'utilizzo di cibi completi e soprattutto dosati correttamente (non eccedere nelle razioni!), sulla limitazione dell'esercizio fisico nei cuccioli per evitare un dannoso stress articolare, mentre l’esercizio fisico dovrà essere costante (fatto di camminate ma non di corse) per quanto riguarda i cani adulti ed anziani.
Purtroppo non posso fornire dati sull'efficacia di prodotti naturali ad azione condroprotettrice come quelli ricavati da molluschi, pinne di squalo ecc., poiché preferisco affidarmi ad integratori di sintesi, che ritengo essere il risultato di anni di ricerca e di studio da parte di aziende farmaceutiche, le quali sono in grado di fornirci dei dati precisi, non aleatori, sulle quantità di principi attivi presenti in ogni singola somministrazione, sugli eventuali effetti collaterali, sull'appetibilità ed infine sui costi.

La displasia del gomito nel cane

Il gomito del cane è costituito da un’articolazione di tipo mobile, formata da una cavità articolare interposta a superfici lisce e rivestite di cartilagine. Questa cavità è riempita da un liquido lubrificante, la sinovia.

I capi ossei presenti nell’articolazione del gomito sono rappresentati dalla porzione distale dell’omero e dalla porzioni prossimali di radio e ulna.
I segmenti ossei hanno una capsula articolare comune, rinforzata anteriormente da un legamento membranoso.
Vi sono poi due legamenti collaterali, uno mediale (faccia interna) e uno laterale (faccia esterna), il legamento anulare del radio e il legamento obliquo.
I muscoli ei tendini: i tendini del brachiale e del bicipite e i muscoli flessori ed estensori di carpo ed avambraccio.

Cosa comporta e che cosa è la displasia del gomito

E' una malformazione articolare che può essere causata da un'incongruenza articolare (a causa di una crescita asincrona di radio ed ulna) e/o da una alterazione dell’incisura semilunare dell’ulna.
L’incongruenza articolare comporta un sovraccarico ed un’eccessiva sollecitazione:
- del processo coronoideo mediale dell’ulna e del condilo mediale dell’omero nella frammentazione del processo coronoideo dell’ulna, o FCP.
- del condilo mediale dell’omero quando la crescita del radio è inferiore a quella dell’ulna, con conseguente osteocondrite dissecante, o OCD.
- del processo anconeo dell’ulna quando la crescita del radio è superiore a quella dell’ulna con conseguente mancata unione del processo anconeo dell’ulna, o UAP.
- dell’incisura semilunare dell’ulna quando questa assume una forma ellittica

L’aspetto fondamentale della displasia del gomito è rappresentato dall’osteocondrosi, ovvero da una carenza dell’ossificazione encondrale a livello di cartilagine di coniugazione e articolare, tipica del periodo di rapido accrescimento.
Si tratta di un processo degenerativo a carico della cartilagine e dell’osso.
Le regioni ossee interessate sono le fisi (zone di accrescimento) e le cartilagini articolari.
L’eziologia dell’osteocondrosi non è ancora stata del tutto chiarita, sebbene siano stati evidenziati alcuni fattori quasi sicuramente scatenanti.

I fattori che possono influire sulla displasia del gomito

- Fattori genetici : sono importanti soprattutto in relazione al rapido accrescimento osservato in cani con rapido e grande sviluppo scheletrico e muscolare (infatti è difficile riscontrare osteocondrosi in soggetti con peso inferiore ai 25 kg). Inoltre nei soggetti di sesso maschile l’incidenza è doppia o tripla rispetto a quella riscontrata nelle femmine, le quali hanno una velocità di crescita inferiore.

- Fattori alimentari : l’iperalimentazione e la sovra-integrazione promuovono un rapido accrescimento con conseguente aumento del carico meccanico su superfici scheletriche ancora immature.

- Fattori ormonali : causato da disfunzioni ormonali, o per causa di ormoni.

Si tratta di una patologia multifattoriale in cui diverse cause interagiscono portando un aumento del ritmo di crescita e dell’incremento ponderale.
Questo, a sua volta, determina dei traumi e delle alterazioni sui processi di ossificazione encondrale a livello di cartilagini di accrescimento e articolari, e quindi l’instaurarsi di processi osteocondrosici degenerativi.
I soggetti più colpiti sono quindi i cani di grossa taglia in accrescimento.
Oltre al peso anche il grado di attività può rappresentare un fattore scatenante la patologia.
Per finire, a seconda della regione scheletrica in cui l’osteocondrosi si manifesta, il cane presenterà delle patologie differenti con differenti sintomatologie cliniche.

Le patologie che concorrono nella displasia del gomito:

OCD – Osteocondrite dissecante

Consiste infatti in un processo di osteocondrosi localizzato alla cartilagine articolare della superficie distale e mediale del condilo omerale.
La ritardata ossificazione determinata dall’osteocondrosi provoca un ispessimento della cartilagine che, a sua volta, può determinare la sofferenza e la morte dei condrociti (cellule cartilaginee) più distanti, in quanto non ricevono il nutrimento necessario.
Il lembo cartilagineo morto si stacca dall’osso subcondrale in seguito anche ai microtraumi e al carico ponderale.
L’osso subcondrale così esposto scatena una serie di meccanismi reattivi che portano all’infiammazione e all’artrosi.
Sintomi: zoppia, risparmio dell’arto ed atteggiamento antalgico, con carpo valgo, in stazione.
Il sospetto di displasia del gomito nasce ogni qual volta un cucciolo di razza predisposta presenti una zoppia a carico dell’arto anteriore e la visita clinica evidenzi dolore alla palpazione profonda ed ai movimenti passivi del gomito.
La diagnosi viene raggiunta con esame radiografico.
L’unica terapia che da risultati validi è rappresentata dall’intervento chirurgico con asportazione del frammento cartilagineo e pulizia della lesione.
I risultati sono buoni se l’intervento è precoce.

UAP - Mancata fusione del processo anconeo

Il processo anconeo è una porzione dell’ulna che delimita la grande incisura semilunare, la quale a sua volta si articola con l’omero.
Nelle razze pesanti il processo anconeo presenta un centro di ossificazione autonomo: una cartilagine di accrescimento lo “collega” con il resto dell’ulna.
La fusione con l’ulna avviene tra gli 84 e i 164 giorni, circa nel 4° mese di età.
Per la mancata fusione esistono diverse teorie: una di tipo meccanico, con traumi di diversa entità che agiscono sul processo anconeo non ancora totalmente calcificato; ciò determina una frattura a livello della fisi.
Una seconda teoria parla della chiusura precoce della cartilagine di accrescimento distale dell’ulna; il radio cresce in misura maggiore e più rapidamente rispetto all’ulna e crescendo forza sul condilo mediale dell’omero, che a sua volta trasmette la spinta al processo anconeo. Questo, non essendo ancora fuso con l’ulna, se ne distacca.
La terza teoria ritiene che un ritardo nel processo di ossificazione encondrale (osteocondrosi) della fisi di accrescimento del processo anconeo possa contribuire alla debolezza strutturale del processo e al suo distacco in seguito alle sollecitazioni meccaniche articolari.
Anche in caso di UAP, l’insorgere della malattia determina un risentimento algico con una zoppia di 1° o 2° grado, di solito intorno ai 5 mesi.
La diagnosi che avviene mediante esame radiografico
Quando la patologia è bilaterale la sintomatologia è meno appariscente e spesso porta a diagnosi tardive, con artrosi ormai avanzata.
Anche in questo caso è necessario ricorrere all’intervento chirurgico, mediante il quale si provvederà all’asportazione del frammento o alla sua fissazione tramite vite.

FCP Frammentazione del processo coronoideo mediale dell’ulna

Colpisce prevalentemente cani appartenenti a razze di grossa taglia, con incidenza maggiore nei maschi.
Spesso la lesione interessa entrambi gli arti e si può verificare contemporaneamente a OCD del condilo omerale.
Anche il processo coronoideo ha un proprio nucleo di ossificazione, con una fisi di accrescimento che si fonde con l’ulna dopo quella dell’anconeo, a 6 mesi.
Se la cartilagine di accrescimento risulta interessata da osteocondrosi il processo coronoideo può staccarsi o frammentarsi.
Un'altra teoria presuppone una precoce chiusura della cartilagine di accrescimento del radio; l’ulna quindi cresce di più e più in fretta, determinando una maggior sollecitazione e una sofferenza a carico del processo coronoideo mediale, che si può staccare o frammentare.
Sintomi: zoppia, andatura rigida e innaturale accompagnata da sollevamento della testa quando c’è avanzamento dell’arto interessato.
Il cane prova dolore nei movimenti di flessione ed estensione.
La diagnosi è sempre radiografica, la terapia è di tipo chirurgico con asportazione dei frammenti e pulizia articolare.

Componente genetica

La componente genetica è importantissima come fattore predisponente, quindi è indispensabile un'attenta selezione dei riproduttori.
Fondamentale, però, anche la corretta alimentazione, specie per i soggetti di taglia grande e gigante in cui non si deve ricercare una crescita troppo veloce: l'eccessivo incremento del peso corporeo, determina una forza di carico che va a gravare su articolazioni e strutture muscolo-scheletriche ancora inadeguate ed immature; come diretta conseguenza avremo uno stato di sofferenza dell’intera articolazione e una predisposizione ai fenomeni degenerativi che sono alla base della displasia del gomito.

Sigle di classificazione

0 - Normale
I - Quasi normale
II - Artrosi media
III - Grave artrosi

Come per l'anca anche per la displasia del gomito, in Italia i controlli sono fortemente raccomandati ma non sono al momento obbligatori per la maggior parte delle razze.

La displasia dell'anca nel cane

La displasia dell'anca è una patologia che interessa l'articolazione coxo-femorale: il termine, infatti, indica uno sviluppo alterato, una malformazione della testa del femore, che non si adatta in modo adeguato alla cavità del bacino preposta a contenerla (acetabolo). Ne consegue l'usura e l'erosione delle cartilagini articolari rendendo instabile la stessa articolazione e riportando un movimento scorretto del bacino, più o meno grave, da parte dell'animale. In seguito a questa condizione potrà verificarsi l'insorgere di artrosi deformante.

Questa patologia colpisce cani di qualsiasi razza, indipendentemente dal sesso, ma con un'incidenza maggiore per i cani di taglia grande. Le razze considerate più a rischio sono il Pastore Tedesco, il San. Bernardo, il Labrador, il Golden Retriever, il Rottweiler, i Bovari, i Mastiff e molti altri, senza escludere tutti i cani incrociati con razze predisposte.

Le cause di questa malattia sembrano essere diverse ma la sua componente ereditaria pare costituire, ancora oggi, quella più influente: secondo alcuni studi pare ormai assodato che la displasia abbia carattere poligenico, cioè che dipenda dall'intervento di più geni e da diverse cause esterne quali ambientali, alimentari e traumatiche. Inoltre è una patologia con andamento recessivo, ciò conferma il fatto che non è sempre vero quando si dice che una coppia di cani non displasici potrà generare soltanto cuccioli sani, potrà saltare una generazione e ripresentarsi a quella successiva e la malattia potrà quindi manifestarsi anche in figli di genitori sanissimi, e viceversa.

SINTOMI: la displasia ha esordio con una zoppia più o meno evidente a causa dell'attrito fra le due superfici articolari che provocano dolore. Prima di tutto il cane accuserà una zoppia saltuaria in particolar modo all'inizio dell'attività fisica, che andrà poi migliorando con il movimento. Nel tempo, con l'aggravarsi della situazione, la zoppia tenderà ad aumentare fin quando il cane sarà costretto a movimenti macchinosi e accompagnati da immensi sforzi per alzarsi e sdraiarsi a terra.

DIAGNOSI: a parte la sintomatologia, alle volte fin troppo evidente, è necessario un esame radiologico delle articolazioni coxo-femorali per redigere una diagnosi certa. Il tutto va eseguito con il cane in anestesia generale per via della posizione scomoda e dolorosa (a causa della malattia) che dovrà assumere. La lastra, per avere validità legale (ovvero, per far si che il responso venga trascritto sul pedigree dell'animale), deve essere eseguita da un veterinario autorizzato che invierà, in seguito, le lastre alla centrale di lettura specializzata in questa patologia.

TERAPIA: la terapia può essere di tipo medico – conservativo, basata cioè sulla somministrazione di antinfiammatori, condroprotettori, agopuntura ecc. mirata a ridurre il dolore oppure di tipo chirurgico.

I procedimenti chirurgici che possono essere eseguiti sono 3:

  1. La protesi d'anca: può essere di diversi materiali (es. ceramica) ed è un intervento che richiede bravura, capacità suprema e un'attrezzatura all'avanguardia; ha un costo molto elevato, prevede un periodo post – operatorio molto lungo e le possibilità di riuscita purtroppo sono molto variabili. Possono verificarsi casi di rigetto ma se l'esito dell'intervento risulta positivo il cane tornerà a vivere una vita più che normale.
  2. Triplice osteotomia del bacino: questo secondo intervento consiste nel ruotare la parte acetabolare del bacino quanto basta per ricoprire la testa del femore. Ciò necessita di un acetabolo in buone condizioni e comunque va eseguito in età precoce, non appena viene scoperta la malattia. Anche in questo caso occorre bravura ed esperienza.
  3. Ostectomia della testa del femore: questo tipo di operazione si prefigge di intervenire sulla testa del femore, asportandola completamente; con il tempo si verrà a formare una nuova articolazione che pur essendo meno funzionale permetterà al cane una vita normale, senza costringerlo a sentir dolore ad ogni passo. Anche questo tipo di intervento va eseguito prima che il cane manifesti un eccessivo calo delle masse muscolari ma i costi sono nettamente inferiori rispetto alle altre operazioni. Il tempo di recupero va dai 2 ai 4 mesi ed i risultati sono più che buoni.

Detto questo, è opportuno ribadire ancora una volta l'importanza genetica di questa malattia: è fondamentale eliminare dalla riproduzione cani displasici, maschi o femmine che siano, ed anche cani sani ma che hanno generato figli malati. In via preventiva, l'importanza della selezione ha un'enorme significato perché ci permette di tenere sotto controllo, per quanto purtroppo possibile, la displasia. Diffidiamo inoltre degli allevamenti che accoppiano troppo spesso consanguinei e pretendiamo che ci venga mostrato l'esito della radiografia di entrambi i genitori del cucciolo che stiamo per acquistare. Non dimentichiamoci infine l'obbligatorietà di far eseguire la lastra a tutti i cani a rischio che dovrebbero essere avviati alla riproduzione o ad attività agonistiche.

RIPORTIAMO QUI DI SEGUITO LA TABELLA RIGUARDANTE I VARI GRADI DI DISPLASIA APPROVATI DALLA F.C.I.

HD.A NORMALE
HD.B QUASI NORMALE
HD.C LEGGERA DISPLASIA
HD.D MEDIA DISPLASIA
HD.E GRAVE DISPLASIA

sabato 11 ottobre 2008

Fido si perde?


Può capitare che il nostro amico si perda, o meglio che se ne vada a fare un giro e poi non sia più in grado di trovare la strada di casa, ma noi possiamo fare in modo che ci venga restituito nel più breve tempo possibile.
La prima cosa da fare è dotarlo di una medaglietta di riconoscimento con impresso il nostro numero di telefono (del cellulare se lo portiamo sempre con noi) in modo che chiunque lo veda sappia come contattarvi. E' questo un modo immediato di avere sue notizie. Il nome del cane sulla medaglietta è importante per la sua personalità ma in caso di smarrimento non serve a nulla. L'unico difetto della medaglietta è la possibilità che venga persa, ma è un caso molto raro.
Il tatuaggio è obbligatorio per legge, e assicura il ritrovamento del proprietario. Non è così immediato perché se una persona trova un cane, specie se di grossa taglia, non riesce con facilità a guardargli sotto la coscia e a leggere tutto il numero (se poi è a pelo lungo, tanto peggio). Quindi il cane deve essere portato da un veterinario oppure deve aspettare di essere accalappiato e di finire nel canile sanitario per poter essere controllato e identificato. Dopo di che vengono subito contattati i proprietari. Se invece la persona che dovesse ritrovare un cane tatuato telefona ad una associazione animalista e fornisce il numero di tatuaggio, questa può risalire direttamente al proprietario, anche se l'animale non è mai stato nel suo canile, facendo la ricerca presso la ASL. Un caso spiacevole che si può verificare è che il cane venga trovato di sabato e che la ASL non sia reperibile fino al lunedì successivo. Con la medaglietta tutto ciò non si verifica.
Un'altra cosa importante è che il tatuaggio sia fatto sotto la coscia, perché è molto più leggibile e resistente, e al limite può essere rifatto, mentre sull'orecchio è meno leggibile e sbiadisce con maggiore facilità.
Dal 2005 è obbligatorio il microchip. Anch'esso è uno strumento indispensabile per l'identificazione dell'animale, ma anche per questo l'animale deve prima finire in un canile.

venerdì 10 ottobre 2008

Come e cosa esprime il cane II

Il nostro miglior amico si esprime con la voce e con i movimenti e di seguito elenchiamo i principali aspetti.....il cane non cerca certo di nascondere il suo stato d'animo come l'uomo ed è quindi molto facile capire cosa gli passa per la testa solo imparando i suoi atteggiamenti:

LA VOCE

IL RINGHIO: è fondamentalmente un campanello di allarme, il cane avverte chi lo circonda che qualcosa o qualcuno lo irrita. Può essere un'altro cane che entra nel suo territorio, o qualcuno che minaccia la sicurezza del suo padrone o della casa. A volte il cane ringhia anche giocando, specialmente quando gli si presenta un oggetto da catturare.
IL GUAITO: è fondamentalmente un lamento, il cane comunica che è triste o che non si sente bene. Può essere causato da un dolore fisico, come una ferita o una malattia, e in questo caso è meglio accertarsi di cosa sia successo contattando un veterinario. oppure può essere un problema di tipo psicologico. Il cane può essere annoiato o sentirsi solo, e qui sta al padrone capire questo problema ed adoperarsi per risolverlo.
L'ABBAIO: è la forma principale di comunicazione di un cane e può dimostrare una grande varietà di stati d'animo dell'animale. Un cane abbaia quando il livello di eccitazione raggiunge un certo livello, così che un cane molto felice incomincerà ad abbaiare quando il solo esprimersi con il corpo non sarà più sufficiente. Se non basterà qualche colpetto per attirare l'attenzione del padrone il cane incomincerà ad abbaiare, e così via. Alcuni cani abbaiano anche quando qualcuno li irrita, anche se non sempre questo è seguito da un attacco.
L'ULULATO: è un comportamento legato alla parte selvaggia dell'animale, è un messaggio lanciato verso gli altri che lo identifica. E' il suo modo di dire sono qui e questo è il mio territorio. Ad un cane che ulula presto si uniranno anche gli altri del circondario per risposta.

Come e cosa esprime il cane I

Il nostro miglior amico si esprime con la voce e con i movimenti e di seguito elenchiamo i principali aspetti.....il cane non cerca certo di nascondere il suo stato d'animo come l'uomo ed è quindi molto facile capire cosa gli passa per la testa solo imparando i suoi atteggiamenti:

I MOVIMENTI
FELICITA' : il cane salta con le orecchie dritte e la coda alzata, scodinzola e a volte abbaia.
BISOGNO DI ATTENZIONE: cerca in tutti i modi di chiamare il suo padrone dandogli dei piccoli colpi con il muso o tirandogli qualche lembo del vestito.
GIOCO: porta al padrone il suo giochino preferito.
CONCENTRAZIONE: il cane si mette nella classica posizione di "punta", le orecchie dritte in attesa di ogni rumore, lo sguardo fisso e tutti i muscoli in tensione.
PAURA: è una delle posizioni più esplicativa, il cane abbassa la testa, le orecchie e mette la coda fra le gambe.
CANE NERVOSO: fissa lo sguardo su quello che lo sta irritando, scopre i denti ed emette un ringhio leggero e sordo.
NOIA: il cane annoiato sospira, resta accucciato, e dormicchia, proprio come facciamo a noi.

Piccolo dizionario cinofilo


In questa pagina troverete i termini tecnici utilizzati nel mondo della cinofilia.

Ci saranno d'aiuto per capire meglio i professionisti del settore, il Veterinario ecc.

Affisso di allevamento: sigla con cui l’allevamento nomina i propri soggetti.
Ambio: tipo di andatura del cane.
Amputazione: taglio della coda.
Angolazioni: articolazioni degli arti anteriori e posteriori.
Anuro: cane con coda tagliata molto corta, oppure nato senza coda.
Arlecchino: pelo con macchie nere su fondo bianco.
Auslese: titolo di riconoscimento prestigioso per il pastore tedesco.
Avancorpo: area del torace compresa tra lo sterno e gli arti anteriori.
Barba: pelo lungo intorno alla mascella e alla mandibola.
Belton: colore del setter inglese bianco e nero, che all’occhio ha sfumature blu.
Blu-merle: pelo marmorizzato blu, oppure con macchie blu su fondo più chiaro.
Bocca soffice: caratteristica dei ani da caccia, che riportano la selvaggina senza danneggiarla.
Brizzolato: colore grigio-blu.
Caduta: pelo abbondantissimo che dal cranio scende a ricoprire anche tutto il muso.
Calore: fase nella quale avviene l’ovulazione nella femmina, ed è pronta per accettare il maschio.
Cane quadrato: cane dal corpo corto e compatto.
Cartilagine: tessuto delle orecchie.
Chiusura: posizione della chiostra superiore e di quella inferiore.
Cifosi: arcatura del dorso.
Coda a sciabola: coda quasi a semiciclo.
Collare: pelo lungo presente su sottocollo e petto.
Conformazione: struttura del cane.
Coulotte: frange di pelo molto abbondanti sul posteriore delle cosce.
Cresta: pelo che si rizza sul collo e sul dorso a indicare atteggiamento di aggressione o paura.
Criniera: pelo lungo intorno a tutto il collo.
Criptorchidismo: assenza di testicoli nello scroto.
Cucciolare: partorire dei cuccioli.
Displasia: anomalia congenita dell’anca.
Ectropio: anomalia dell’occhio.
E.N.C.I.: sigla dell’Ente Nazionale della Cinofilia italiana.
Entropio: anomalia dell’occhio che causa continua irritazione.
F.C.I.: sigla della Federazione Cinologica Internazionale.
Ferma: posizione immobile di un cane da caccia che indica la direzione della selvaggina.
Fiamma: macchia bianca che va dal cranio al muso.
Frangiatura: peli molto lunghi su orecchie, corpo, gambe, coda.
Fulvo: color oro carico del mantello.
Galoppo: andatura più veloce del cane.
Garrese: il punto più alto del dorso, appena sotto il collo.
Garretto: giuntura degli arti posteriori.
Giogaia: pelle lassa e pendente, presente sul sottogola.
Gomito: giuntura degli arti anteriori.
Groppa: area del dorso confinante con la coda.
Gualdrappa: grande macchia di colore nero sul dorso e sui fianchi.
Guancia: parti laterali del muso.
Labbra pendule: labbro superiore che ricopre con abbondanza di pelle quello inferiore.
Lobulare: orecchie a forma di logo.
Macchiettatura: mantello con macchie di colore diverso da quello di fondo.
Maschera: pigmentazione più scura del pelo sulla testa.
Monorchidismo: presenza di un solo testicolo.
Monta: accoppiamento tra cani.
Mozzatura: taglio pratico alle orecchie per renderle erette.
Muso: parte della testa che va dallo stop al tartufo.
Occipite: cresta ossea presente sul punto più alto del cranio.
Omero: osso dell’arto anteriore.
Orecchie a bottone: orecchie semi-erette, con punta ricadente in avanti.
Orecchie a rosa: orecchie piccole, girate in basso e con il padiglione in evidenza.
Orecchie da pipistrello: orecchie erette, larghe alla base e arrotondate in punta.
Orecchie pendenti: orecchie ricadenti in avanti, ai lati della testa.
Palato di lupo: anomalia del palato; i cuccioli nascono con il palato sfondato.
Pasturale: parete inferiore degli arti, sopra i piedi.
Pelo di copertura: pelo esterno che ricopre il corpo.
Pelo di protezione: pelo di copertura, solitamente più duro del sottopelo.
Pelo eretto: pelo di copertura lungo, tenuto sollevato e diritto.
Pelo ruvido: pelo duro al tatto.
Piede di lepre: piede allungato e stretto.
Piumaggio: peli soffici della coda.
Rene: regione del corpo che va dall’ultima costola alla regione pelvica.
Ring: zona delimitata in cui avviene la competizione in una esposizione canina.
Spazzola: coda folta e cespugliosa.
Sperone: quinto piccolo dito
Stop: è la depressione tra il cranio e il muso, dove le ossa craniali e le ossa nasali si saldano.
Tartufo: naso del cane.
Tartufo a farfalla: naso di due colori.
Tigrato: associazione di pelo più chiaro e più scuro che dà l’impressione ottica di una tigratura.
Torace cilindrico: torace molto arrotondato.
Tosatura: particolare toelettature, utilizzata soprattutto pei i Barboni.
Trimming: toelettature che comporta il tosare e lo strippare il pelo.
Vaccinismo: garretti convergenti.
Voce: abbaiata dei Segugi in caccia.

giovedì 9 ottobre 2008

In caso di Avvelenamento

Se possedete un cucciolo avrete sin dall'inizio la possibilità di educarlo a mangiare solo quello che gli viene offerto dal padrone, o dalla persona che di solito se ne cura. Insegnategli a sedersi prima di mangiare e a non cominciare il pasto se non dietro ad un ordine preciso ("Mangia!). Questo anche se la ciotola con il pasto si trova già di fronte a lui. Il cane manifesterà il proprio appetito con una abbondante salivazione: nonostante questo impeditegli di mangiare sino a che non glielo avrete ordinato. Se instillato fin dalle prime settimane di vita questo tipo di educazione può dare ottimi frutti.
Se il vostro cane è già adulto (adottatene uno nei rifugi), l'educazione può risultare contrastata da una vita di abitudini diverse. Ma non sottovalutate il vostro cane: può facilmente imparare cose nuove e fare propria una nuova abitudine.
Oltre all'educazione, la prevenzione dall'avvelenamento casuale è praticabile unicamente con l'adozione della museruola. Questo accessorio, sicuramente limitante ed irritante per il Vostro amico, può però rivelarsi la sua unica salvezza. Non temete quindi di adottarlo, specialmente durante le passeggiate nei campi, sulle strade, o quando il cane scorrazza da solo.


COSA FARE SE:

emete che il Vostro animale sia caduto vittima di un avvelenamento. Fate molta attenzione ai seguenti sintomi: una volta ingerita la sostanza nociva, possiamo riscontrare due differenti patologie: una locale e una generale.

La prima è strettamente legata al potere patogeno, caustico, irritante che si esercita nella sede di introduzione, generalmente orale, meno frequentemente inalatoria. Osserviamo in questi casi ipersalivazione e colìo profuso di saliva dalla bocca, starnuti, tosse, sintomi di soffocamento, ulcere sulla lingua, nel cavo orale, sulle narici.
In molti casi, però, la sostanza passa direttamente e rapidamente nello stomaco, senza mostrare traccia del suo passaggio. I sintomi pertanto compaiono tempo dopo, anche con alcune ore o giorni di ritardo. In questi casi possiamo distinguere tre differenti e possibili manifestazioni:

Neurologiche: con convulsioni, tremori, irrigidimenti, perdita di coscienza (tipici dei diserbanti, pesticidi, insetticidi).

Generalizzate: rapidamente mortali (come per la stricnina), poco specifiche: con lesioni così devastanti, improvvise, che non si riesce ad emettere una diagnosi certa. Esse possono essere accompagnate da vomito, spasmi, dolore, malessere generale, diarrea.

Da deficit della coagulazione: comuni nei topicidi a base di dicumarone, compaiono emorragie incontrollabili dal naso, dalla bocca, uterine, vescicali dei vari organi interni, il sangue non coagula normalmente; non c'è mai vomito.

Di fronte ad un sospetto o una certezza, la prima cosa da fare è contattare immediatamente il veterinario. Nel frattempo è altresì utile evitare ogni stress all'animale, tenerlo tranquillo, lasciarlo respirare agevolmente, collocarlo in un posto al riparo dal sole, mettergli a disposizione dell'acqua e consentirgli di bere spontaneamente. In caso di episodi convulsivi state attenti a proteggerlo da autotraumatismi, cadute, ferite accidentali. Evitate i rumori improvvisi, che possono scatenare un nuovo attacco, tenete l'animale al buio. Nello stesso tempo evitate di mettere le mani troppo vicino alla sua bocca per non venire involontariamente morsicati. Identico accorgimento per i denti e le unghie del gatto.

Certi veleni alterano la funzionalità del centro nervoso della termoregolazione, per cui l'organismo può diventare molto freddo o, all'opposto, caldissimo (oltre i 42°C). Nella prima evenienza tenete l'animale coperto (ma non troppo), nel secondo caso invece bagnatelo un poco, sulla fronte e sul torace. Non tentate assolutamente, in modo empirico, di indurre il vomito. Sarà il veterinario a decidere l'eventuale uso di antidoti, emetici, adsorbenti, purganti o della lavanda gastrica.


COSA FARE DOPO:

Se il Vostro animale non è riuscito a farcela nonostante tutte le cure, Vi preghiamo vivamente di seguire queste istruzioni. La vostra rabbia e disperazione sono comprensibili. Amiamo gli animali quanto Voi.

Ma se volete fare ancora qualcosa per il Vostro amico che Vi ha lasciati, fate in modo che quello che è accaduto non possa più ripetersi ad altri animali, o al Vostro prossimo futuro amico.
Per prima cosa si devono stabilire precisamente le cause della morte. Per far questo è necessario un esame necroscopico effettuato da persone specializzate.

FONTE: ENPA:IT